La donna congolese


Di Francesca Volpi

MARCIA MONDIALE DELLE DONNE – Ottobre 2010 – DRC

 “Finché tutte le donne del mondo non saranno libere, noi marceremo”. Questo lo slogan delle circa 3000 donne che sono scese in strada per partecipare alla Marcia Mondiale delle Donne che si è tenuta domenica a Bukavu, capitale della regione del Sud Kivu, provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo, a pochi chilometri dal Rwanda.

Uno sfogo quello delle donne Congolesi e di tutto il mondo che arriva proprio qualche settimana dopo casi di stupri di massa riportati nelle zone limitrofe a Bukavu, e nella zona di Walikale a pochi chilometri dalla base delle Nazioni Unite, dove 303 civili, di cui 235 donne, 13 uomini, 52 bambine e tre bambini sono stati violentati da ribelli Rwandesi e soldati dello stesso esercito governativo Congolese.

La marcia è stato l’evento conclusivo di quattro giorni di incontri e dibattiti con l’obiettivo di attirare l’attenzione internazionale su una zona del mondo martoriata da 15 anni di guerra civile e che detiene il primato per la particolare atrocità ed il numero di violenze contro le donne.

Gli incontri sono stati promossi dall’organizzazione Marcia Mondiale delle Donne – una rete internazionale femminista che riunisce oltre 6000 associazioni presenti in più di 150 paesi e che si propone di lottare contro la disuguaglianza sociale, l’oppressione di genere, il razzismo , la violenza sulle donne e l’omofobia. “E’ importante venire qui, dove la violenza sulle donne è sistematicamente usata come arma di guerra” dice Miriam Nombre, organizzatrice della marcia.

La terza azione internazionale della Marcia Mondiale delle Donne, a cui hanno preso parte attiva portando la loro testimonianza delegazioni provenienti da 42 paese diversi – è stata organizzata insieme a gruppi femminili locali con l’obbiettivo di combattere la violenza contro le donne e mostrare solidarietà con le vittime di stupro.

Specialmente nell’est del Congo – dove si trova la Regione dei Grandi Laghi, etichettata dalle Nazioni Unite e da varie organizzazioni per i diritti umani come ‘la capitale mondiale dello stupro’ – dove sono avvenuti 9,000 dei circa 17,000 casi di violenza sessuale durante lo scorso anno, documentati dalla “MONUSCO” la missione delle Nazioni Unite sul suolo della Repubblica Democratica del Congo.

Pace e demilitarizzazione,è questo il tema centrale degli incontri, dove si è discusso delle cause e conseguenze delle violenze sulle donne e denunciato il ruolo sociale e politico attribuito alla donna nella Repubblica Democratica del Congo. “Lo stupro è utilizzato come arma di guerra per distruggere la figura della donna che è la colonna portante della vita della società Congolese. La presenza di bande armante nel Kivu per via delle risorse minerali fa si che la donna si trovi in constante pericolo” ha spiegato Mathilde Muhindo, direttrice di un’organizzazione della diocesi di Bukavu  a sostegno delle donne – il Centro Olame, che in lingua locale Mashi, significa “che la vita sia prospera”.

In una società dove la poligamia è molto praticata, la donna Congolese deve occuparsi del mantenimento della famiglia e procurasi i soldi per sopravvivere, ed è cosi costretta a camminare per cinque o dieci chilometri al giorno, piegata sotto il peso di sacchi da 40 kg, per guadagnare un dollaro o meno al giorno al fine di sfamare gli otto-dieci figli a casa.

Pace e demilitarizzazione – un messaggio forte contro la stigmatizzazione delle vittime di stupro che vengono emarginate socialmente ed economicamente e contro l’impunità dei colpevoli di massacri e violenze. Le organizzatrici della Marcia Mondiale delle Donne denunciano un sistema di milizie indisciplinate che usano lo stupro come strumento di sfogo delle rabbia e sottomissione con fine il saccheggio. “Il nostro cuore soffre, perché ci violentate” cantano alcune donne sopravvissute ad episodi di stupro che hanno lasciato l’ospedale di Panzi per prendere parte alla marcia. Tra il fiume di donne che danno voce al loro dolore compaiono striscioni con scritte ‘no alla violenza ed all’impunità. No al terrorismo sessuale.’

“E’ un evento straordinario il fatto che le donne Congolesi abbiamo avuto la forza e la possibilità di esprimere il loro pensiero ed il loro dolore, superando la paura. Stanno vivendo un momento di rivendicazione del ruolo della donna, simile ai movimenti che noi occidentali abbiamo vissuto durante gli anni ’70” dice Suor Giuliana Fadani, suora bresciana che lavora a Bukavu dal 1991.

Intanto gli stupri  ed i soprusi continuano in alcune zone del paese dove gruppi armati di ribelli si aggirano senza essere contrastati da milizie governative che dovrebbero proteggere la popolazione civile. Le ragazze giovani vengono mandate dai genitori nelle grandi città per paura di quel che potrebbero subire e le popolazioni dei villaggi interni ancora sono costrette ad abbandonare le loro case per dormire nella foresta, per paura di attacchi e saccheggi indiscriminati da parte di militari mal pagati che vanno a cercare la loro ricompensa nelle case della povera gente. La realtà visibile sul territorio è ancora complessa e la sanguinosa guerra nella Regione dei Grandi Laghi è solo apparentemente conclusa.

LE ATROCITA’ DELLA GUERRA

Sabato 17 Ottobre 2010 – il giorno precedente la marcia conclusiva , la Marcia Mondiale delle Donne ha organizzato un viaggio di visita a Mwenga, zona a sud est di Bukavu – dove si sono verificati due dei più agghiaccianti tra gli abusi di potere, ormai troppi per essere contati.

La strada che porta a Mwenga un tempo era difficilmente accessibile con la macchina, ed il territorio, tutt’oggi ricco di minerali, era controllato da vari gruppi armati e difficilmente raggiungibile dalle autorità. Negli ultimi due anni la strada è decisamente migliorata grazie ad una compagnia Cinese che ha ricevuto l’appalto dallo stato Congolese. Ci impieghiamo comunque cinque ore per percorrere i 140 Km che separano Bukavu da Mwenga.

Sulla strada in corrispondenza dei villaggi incontriamo vari gruppi di donne che stanno sul ciglio della  strada – a volte invadendola – con striscioni, cantando e ballando per dare il benvenuto al convoglio della Marcia Mondiale delle Donne scortato da alcuni militari delle Nazioni Unite. I bambini guardano la fila di jeep bianche un po’ come noi guardiamo sfilare le auto delle Mille Miglia, con l’unica differenza che nessuno allunga la mano chiedendo cibo , soldi o una coca-cola, come a reclamare qualcosa che era stato promesso.

La prima sosta è nella località di Kasika, dove nell’agosto del 1998, i guerriglieri armati  dell’RCD (Raggruppamento Congolese per la Democrazia sostenuti da Ruanda ed Uganda) attaccarono – durante la messa – la chiesa cattolica di Kasika e massacrato a colpi di macete 37 civili, un prete, tre suore e vari parrocchiani. Una delle suore, dopo che i guerriglieri non riuscirono a violentarla – fu appesa ad un albero e squartata mentre i corpi dei bambini furono gettati nelle latrine. Una suora presente durante la visita riporta cosi la vicenda: “Erano in chiesa, ad un certo punto due soldati entrarono ed in Rwandese si dissero ‘falli fuori tutti.’ Il prete capì quello che si dissero in rwandese e nella lingua locale incomprensibile ai guerriglieri disse ai presenti ‘chi di voi è pronto a morire rimanga, gli altri fuggano.’ Alcuni riuscirono a scappare, altri furono catturati ed uccisi.”

Una delle suore riuscite a sfuggire è con noi  in quel luogo per la prima volta dal massacro e  si commuove ricordando quei tragici momenti – mentre riprendiamo la dissestata strada verso la nostra destinazione.

La seconda visita è alla località di Mwenga dove nell’ottobre del 1999, 14 tra donne-mamme-ragazze ed un uomo furono sotterrati vivi in una fossa comune, dopo aver subito violenze sessuali e torture, perché accusati di stregoneria. Parroco di Mwenga al tempo era il bresciano don Giuseppe Davo – che vista la situazione, condusse la popolazione del villaggio nella foresta, dove rimase nascosto per due mesi assieme a molti civili.

SUORE DOROTEE IN CONGO

 Le suore dorotee di Cemmo della missione di Cimpunda, sulle colline della città di Bukavu, festeggiano quest’anno i loro 25 anni di presenza nella Repubblica Democratica del Congo.

Da anni si impegnano per il recupero della dignità delle giovani donne Congolesi. Seguendo il carisma della fondatrice Madre Annunciata Cocchetti, all’inizio si sono occupate delle ragazze madri offrendo loro la possibilità di imparare un mestiere ed in seguito dell’educazione soprattutto delle ragazze per dare la possibilità di leggere e scrivere anche a coloro che non hanno mai avuto questa possibilità.

Nella missione operano un totale di otto suore, due Burundesi, quattro Congolesi e due suore Bresciane – Suor Giuliana Fadani e Suor Ferruccia Barezzani.

Ciascuna delle suore è impegnata sia a livello pastorale, sia nella scuola con il fine di animare le ragazze a livello cristiano ed umano per una formazione integrale della persone.

Le suore, coordinate da Suor Giuliana Fadani –sono attive nell’ambito sanitario e nutrizionale, e gestiscono una scuola con 1400 tra bambini bambine, ragazzi e ragazze distribuiti tra materna, elementari, medie e superiori.

Nel centro nutrizionale e nel centro sanitario, gestiti da suor Ferruccia, presente in Africa dal 1977, si occupano della donna per quanto riguarda la prevenzione delle malattie e la malnutrizione dei bambini, portando così un aiuto concreto all’interno delle famiglie.

Sempre a Bukavu, nella zona di Ibanda sono stanziate altre suore dorotee impegnate in attività di alfabetizzazione della donna e assistenza medica, tramite la presenza di suore all’ospedale generale di Bukavu, dove lavora l’argentina Suor Elena e la congolese Suor Annuarita. Della comunità fa parte anche la bresciana suor Patrizia Mondini presente in Africa da 40 anni – e che ora si occupa delle adozioni a distanza di oltre 200 bambini congolesi.

Le suore bresciane spinte da grande fede, determinazione e coraggio, sono rimaste a Bukavu durante tutti gli anni della guerra – diventando cosi testimoni dirette (e per qualcuno scomode) della drammaticità e crudeltà del conflitto nella Regione del Grandi Laghi.

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